Per i miei compagni di viaggio, nel senso letterale del termine, preferisco i vecchietti ai giovani. I giovani sanno solo coprirsi le orecchie con le cuffie, ascoltare musica, scorrere la bacheca di FB e ogni tanto fare qualche commento stupido. Con i vecchietti, invece, è tutt’altro. Ti riportano nei tempi d’infanzia, quando ogni viaggio si aspettava con impazienza e gioia, quando non vedevi l’ora di partire e poi di arrivare. Le persone anziane, nei treni, si comportano un po’ come i bambini nei pullman quando vanno alle prime gite scolastiche. Appena saliti a bordo, realizzano il loro obiettivo desiderato – tirare fuori dallo zainetto i panini per la giornata e mangiarli, per poi annoiarsi osservando il paesaggio attraverso il vetro. Il mio compagno di viaggio di oggi era un signore di ottant’anni circa. Educato, gentile, garbato. È salito sul treno portando con sé una grande valigia, un borsone e uno zainetto. Ben pettinato, camicia bianca. Fuori faceva molto caldo e, aggiunti gli anni e il peso che trascinava, la sua stanchezza era del tutto normale. Il sudore gli bagnava la fronte. Prima di sedersi accanto a me, è andato in bagno per rinfrescarsi e profumarsi. Poi è tornato, ha preso dallo zainetto un panino, l’ha mangiato. Subito dopo ha mangiato un altro. E subito dopo anche un terzo. Finiti i panini, ha accuratamente pulito il tavolino davanti a sé, raccogliendo pure qualche briciola di pane finita a terra. Poi tirava fuori le fotografie in bianco e nero, le guardava e sorrideva. Prendeva alcuni biglietti da visita, sfogliava un’agenda con numeri di telefono e appunti vari. Ha telefonato alle persone che lo aspettavano a Milano, dicendo che tutto procedeva bene e che non stava seduto accanto al finestrino. Finita la conversazione, si rivolge a me:
– Signorina, esce molto vento dalla finestra?
– L’aria condizionata?
– Sì! La volta scorsa ero seduto lì, che freddo che avevo! Se vuole, ho qui un nastro.
– Un nastro?, sorrido, incuriosita.
E sì, lui tira fuori dal borsone un intero rotolo di nastro adesivo, uno scotch bianco, e io acconsento alla vicenda, gli dico di poter bloccare l’aria condizionata. Tutto contento, prende anche un paio di piccole forbici, comincia a tagliare il nastro, mentre io, spostandomi, faccio cadere la mia trousse. Uno degli oggetti ne esce e va rotolando per metà carrozza. Si alza un viaggiatore e chiede:
– Di chi è ‘sto cacciavite?
Tutti guardano.
Io: – il mio.
Lui, incredulo, mi guarda alzando gli occhi al di sopra del bordo della montatura dei suoi occhiali e si avvicina per portarmi il mio cacciavite (il posto migliore che avevo per lui tra tutte le cose che portavo con me era, appunto, la trousse dove l’ho messo accanto al mascara e alla matita). Il signore arriva, mi dà il mio cacciavite, e rimane ancor più stupefatto vedendo il mio compagno di viaggio che aveva appena finito di incollare il nastro sotto la finestra. Il viaggiatore se ne va al posto suo, il vecchietto e io sorridiamo, complici. 🙂

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